Ego
Ego è un robot del Centro di Ricerca E.Piaggio dell’Università di Pisa. E’ un robot avatar, progettato per l’interazione con l’uomo ed utilizzato per simulare scenari d’intervento e ispezione in aree danneggiate da disastri naturali o provocati dall’uomo. E’ in grado di intervenire e lavorare in zone inaccessibili e pericolose; Ego è stato rivisto durante l’emergenza Covid19 per far interagire I pazienti ricoverati con medici e familiari.
Durante la breve ripartenza, Ego è diventato attore teatrale ed è stato impiegato in spettacoli per ragazzi dalla Città del Teatro di Cascina dalla collaborazione tra IIT, Centro di Ricerca E.Piaggio e il regista teatrale Dario Focardi.
Ego è un robot open source dotato di due braccia che permettono la manipolazione sicura ed efficiente dell’ambiente circostante, può essere
comandato da remoto e fornire assistenza, domiciliare o in ospedale, a soggetti che ne hanno bisogno.
Ego può essere pilotato da molto lontano, anche dall’altra parte del mondo, utilizzando il wifi, durante I test realizzati all’ospedale Covid19 di
Cisanello il guidatore si trovava a Genova.
Le braccia sono fatte da vari moduli attuatori realizzati per la robotica, l’equivalente di tanti robottini per simulare I muscoli.
I movimenti sono stati pensati affinché Ego possa interagire con le persone nella vita di tutti i giorni, può essere delicato ma anche preciso ed energico nei movimenti, questo perché utilizza un approccio soft alla robotica. La mano incorpora un’intelligenza autonoma le sue dita si adattano alla forma degli oggetti che sta stringendo. La delicatezza o la decisione dei suoi movimenti dipendono da quelli dell’operatore collegato a sensori, telecomandi/joistick e ad un visore per la realtà virtuale.
Questa è una storia di come la tecnologia si adatti alle emergenze e di come possa servire per ripartire.
Un robot e un essere umano lavorano insieme.
Quali sono le interazioni emotive che si creeranno tra di loro?
Le reciproche differenze diventeranno una risorsa o saranno un ostacolo insormontabile alla loro amicizia?
“Io (sono) robot” rivolge il proprio sguardo scenico alle giovani generazioni perché saranno proprio queste che si troveranno a interagire quotidianamente con i robot nel futuro prossimo. É importante imparare a costruire un alfabeto comune perché questa connessione avvenga pacificamente.
Io (sono) robot si avvale di una collaborazione con esperti di robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dell’Università di Pisa, affinché l’esperienza visiva di chi assisterà allo spettacolo sia ulteriormente amplificata dalle migliori tecnologie esistenti sul campo.
Sulla scena una realtà distopica, ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui robot e umani si trovano a confrontarsi su piccoli e grandi temi della vita perché, come dice Asimov nella sua Legge Zero, un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.
Tra quanti anni questo assunto potrà essere letto al contrario?




































